L’Ue agisca come uno Stato unico
Intervento di Mario Draghi pubblicato da La Stampa.
Quando Mario Draghi parla, Bruxelles ascolta. L’ex presidente del Consiglio italiano è tonato a farlo oggi all’Eurocamera, nell'ambito della Settimana parlamentare europea 2025: «Dobbiamo abbattere le barriere interne, standardizzare, armonizzare e semplificare le normative nazionali e spingere per un mercato dei capitali più basato sull’equity», ha sottolineato per poi andare all’attacco: al nuovo contesto attorno all'Ue «la risposta deve essere rapida, perché il tempo non è dalla nostra parte, con l'economia europea che ristagna mentre gran parte del mondo cresce. Deve essere commisurata all'entità delle sfide. E deve essere focalizzata sui settori che guideranno l'ulteriore crescita. Velocità, scala e intensità saranno essenziali».
E mette in guarda l’Unione sul futuro che l’attende: «Se le recenti dichiarazioni» arrivate dagli Usa «delineano il nostro futuro, possiamo aspettarci di essere lasciati in gran parte soli a garantire la sicurezza in Ucraina e nella stessa Europa».
«Per far fronte alle sfide, è sempre più chiaro che dobbiamo agire sempre di più come se fossimo un unico Stato – è la sferzata –. La complessità della risposta politica che coinvolge ricerca, industria, commercio e finanza richiederà un livello di coordinamento senza precedenti tra tutti gli attori: governi e parlamenti nazionali, Commissione e Parlamento europeo – osserva –. Questa risposta deve essere rapida, perché il tempo non è dalla nostra parte, con l'economia europea che ristagna mentre gran parte del mondo cresce. La risposta deve essere commisurata alla portata delle sfide. E deve essere focalizzata sui settori che guideranno un'ulteriore crescita. Velocità, scala e intensità saranno essenziali».
Il focus si sposta sui costi. «I prezzi del gas naturale rimangono altamente volatili, in aumento di circa il 40% da settembre, e i margini sulle importazioni di GNL dagli Stati Uniti sono aumentati in modo significativo dall'anno scorso – spiega –. Anche i prezzi dell'energia sono generalmente aumentati in tutti i paesi e sono ancora 2-3 volte più alti di quelli negli Stati Uniti. E abbiamo visto il tipo di tensioni interne che potrebbero sorgere se non agiamo con urgenza per affrontare le sfide create dalla transizione energetica». E poi ricorda: «Ad esempio, durante la grave dunkelflaute di dicembre dell'anno scorso, quando l'energia solare ed eolica sono scese quasi a zero, i prezzi dell'energia tedesca sono aumentati di oltre dieci volte rispetto al prezzo medio annuale. Ciò a sua volta ha causato importanti picchi di prezzo in Scandinavia, con i paesi che hanno dovuto esportare energia per colmare il divario, portando a sua volta alcuni di loro a considerare di posticipare i progetti di interconnessione. Parallelamente, le crescenti minacce alle infrastrutture sottomarine critiche sottolineano l'imperativo di sicurezza per sviluppare e proteggere le nostre reti».
«Oltre ad agire per modernizzare l'economia europea – sottolinea ancora –, dobbiamo gestire la transizione per le nostre industrie tradizionali. Queste industrie rimangono importanti per l'Europa. Dal 2012, i primi 10 settori con la produttività in più rapida crescita sono costituiti quasi interamente da cosiddetti settori mid-tech, come l'automotive e i macchinari. Anche il settore manifatturiero impiega circa 30 milioni di persone, rispetto ai 13 milioni degli Stati Uniti. E in questo mondo in cui le relazioni geopolitiche si stanno evolvendo e il protezionismo è in aumento, mantenere industrie come l'acciaio e i prodotti chimici che forniscono input all'intera economia e sono fondamentali per la difesa è diventato strategico. Il supporto alle industrie tradizionali è spesso rappresentato come una scelta binaria. Possiamo scegliere di lasciarle andare e consentire alle risorse di spostarsi verso nuovi settori, oppure possiamo sacrificare lo sviluppo di nuove tecnologie e infine rassegnarci a una crescita permanentemente bassa. Ma la scelta non deve essere così netta. Se realizziamo le riforme per rendere l'Europa più innovativa, allenteremo molti dei compromessi tra questi obiettivi».
«Ad esempio - aggiunge Draghi -, se sfruttiamo le economie di scala del nostro mercato Ue e integriamo il nostro mercato energetico, ciò abbasserà i costi di produzione ovunque. Quindi saremo in una posizione migliore per gestire le potenziali ricadute, ad esempio, della fornitura di energia a basso costo alle industrie ad alta intensità energetica. Se offriamo un tasso di rendimento più competitivo in Europa e mercati dei capitali più efficienti, i nostri risparmi rimarranno naturalmente a casa. Quindi avremo una riserva più ampia di capitale privato per finanziare sia le nuove tecnologie, sia le industrie consolidate che mantengono un vantaggio competitivo. E se rimuoviamo le nostre barriere interne e aumentiamo la nostra crescita della produttività, ciò contribuirà ad aumentare il nostro spazio fiscale effettivo. Ciò ci darà una maggiore capacità di finanziare progetti che servono un bene pubblico ma che il settore privato difficilmente toccherà, come la decarbonizzazione dell'industria pesante. Per fare un esempio, il rapporto ha stimato che aumentare la produttività totale dei fattori di appena il 2% nei prossimi dieci anni ridurrebbe di un terzo i costi fiscali per i governi del finanziamento degli investimenti necessari. Allo stesso tempo, la rimozione delle barriere interne renderà più elevati i moltiplicatori fiscali di questi investimenti».
L’ex presidente della Bce ricorda anche che «la Commissione ha recentemente lanciato la sua “Competitiveness Compass", gli obiettivi della Compass sono pienamente in linea con le raccomandazioni del rapporto e segnalano un necessario riorientamento delle principali politiche europee. Ora è importante che alla Commissione venga fornito tutto il supporto necessario sia nell'attuazione di questo programma che nel suo finanziamento. Le esigenze di finanziamento sono enormi: 750-800 miliardi di euro all'anno è una stima prudente. Per aumentare la capacità di finanziamento, la Commissione sta proponendo una gradita razionalizzazione degli strumenti di finanziamento dell'Ue. Ma non ci sono piani per nuovi fondi Ue. Il metodo proposto è quello di combinare gli strumenti Ue con un uso più flessibile degli aiuti di Stato coordinato da un nuovo strumento europeo. Mentre speriamo che questa costruzione fornirà il sostegno finanziario richiesto, il successo dipenderà dagli Stati membri che utilizzano lo spazio fiscale di cui dispongono e che sono preparati ad agire all'interno di un quadro europeo».
Gli effetti negativi sulla Ue dei dazi Usa alla Cina
I dazi che gli Usa imporranno sulle importazioni dall'Ue e dalla Cina sortiranno l'effetto di reindirizzare la «sovraccapacità» produttiva cinese nell'Unione Europea, colpendo le sue imprese. «Nei prossimi mesi – ragiona – l'Ue dovrà affrontare i dazi imposti dalla nuova amministrazione statunitense, che ostacoleranno il nostro accesso al nostro più grande mercato di esportazione». Inoltre, continua, «l'aumento dei dazi statunitensi sulla Cina reindirizzerà la sovraccapacità cinese verso l'Europa, colpendo ulteriormente le imprese europee. In effetti, le grandi aziende dell'Ue sono più preoccupate da questo effetto che dalla perdita di accesso al mercato statunitense». «Potremmo anche dover affrontare – aggiunge – politiche concepite per invogliare le aziende europee a produrre di più negli Stati Uniti, basate su tasse più basse, energia più economica e deregolamentazione. L'espansione della capacità industriale negli Stati Uniti è una parte fondamentale del piano del governo per garantire che i dazi non abbiano effetti inflazionistici».
Articolo di Repubblica.
"Se le recenti dichiarazioni delineano il nostro futuro, possiamo aspettarci di essere lasciati in gran parte soli a garantire la sicurezza in Ucraina e nella stessa Europa". È l’allarme lanciato dall'ex presidente della Bce ed ex premier, Mario Draghi, nel suo discorso al Parlamento europeo per la settimana parlamentare 2025. Un discorso, quello di Draghi, fortemente incentrato sull’economia e sul suo rapporto sulla Competitività.
Al nuovo contesto attorno all'Ue "la risposta deve essere rapida, perché il tempo non è dalla nostra parte, con l'economia europea che ristagna mentre gran parte del mondo cresce. Deve essere commisurata all'entità delle sfide. E deve essere focalizzata sui settori che guideranno l'ulteriore crescita. Velocità, scala e intensità saranno essenzial", ha detto Draghi. "Dobbiamo abbattere le barriere interne, standardizzare, armonizzare e semplificare le normative nazionali e spingere per un mercato dei capitali più basato sull'equity", ha sottolineato l’ex premier. "Per far fronte alle sfide" dell'Ue, "è sempre più chiaro che dobbiamo agire sempre più come se fossimo un unico Stato. La complessità della risposta politica che coinvolge la ricerca, l'industria, il commercio e la finanza richiederà un grado di coordinamento senza precedenti tra tutti gli attori: governi e parlamenti nazionali, Commissione e Parlamento europeo".
L’ex presidente del Consiglio si è soffermato anche sulle incognite generate dalla nuova politica commerciale americana in tema di dazi. “Quando è stato redatto il rapporto, il tema geopolitico principale era l'ascesa della Cina. Ora, nei prossimi mesi l'Ue dovrà affrontare i dazi imposti dalla nuova amministrazione statunitense, ostacolando l'accesso al nostro principale mercato di esportazione. Inoltre, l'aumento dei dazi statunitensi sulla Cina reindirizzerà l'eccesso di capacità produttiva cinese in Europa, colpendo ulteriormente le imprese europee. In effetti, le grandi aziende dell'Ue sono più preoccupate di questo effetto che della perdita di accesso al mercato statunitense.", ha detto Draghi.
"Potremmo anche trovarci di fronte a politiche ideate per attirare le aziende europee a produrre di più negli Stati Uniti, basate su tasse più basse, energia più economica e deregolamentazione. L'espansione della capacità industriale negli Stati Uniti è una parte fondamentale del piano del governo per garantire che le tariffe non siano inflazionistiche”, ha ggiunto ancora Draghi.