Lo sgombero anticipato del Leoncavallo senza preavviso fu una grave ferita istituzionale
Articolo di Franco Mirabelli.
Questa mattina in Senato hanno discusso la mia interrogazione relativa allo sgombero anticipato del Leoncavallo senza preavviso al Comune di Milano.
Sullo sgombero del Leoncavallo dal governo non è arrivata nessuna risposta chiara.
Il sottosegretario Prisco non ha spiegato perché lo sgombero sia stato effettuato in anticipo rispetto a una data concordata, mentre si stava lavorando con l’amministrazione comunale per una soluzione alternativa concordata.
Si è trattato di un atto di forza e machismo da parte del governo rispetto a un percorso di natura politico e amministrativo.
Non risulta poi che il sindaco sia stato tempestivamente informato dello sgombero. Un grave sgarbo istituzionale, una ferita alla città.
Speriamo che non si ripetano simili episodi di mancata collaborazione su temi così delicati che riguardano la convivenza civile, culturale e sociale negli ambiti urbani.
Testo dell'Interrogazione:
(A.S. 3-02115) (pubblicata il 10 settembre 2025)
MIRABELLI, MALPEZZI, TAJANI
Al Ministro dell'interno
Premesso che:
il "Leoncavallo" è un centro sociale, nato a Milano nel 1975, che svolge attività politica e culturale in autogestione;
il 21 agosto 2025 il Leoncavallo è stato sgomberato per ordine del Ministero dell'interno, con venti giorni di anticipo rispetto alla data fissata del 9 settembre;
considerato che:
in una nota pubblicata dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il 21 agosto scorso, è riportato che nella giornata precedente, il sindaco aveva delegato "il vicecomandante della Polizia locale a partecipare al Comitato per l'ordine e la sicurezza che, come consuetudine, si tiene ogni mercoledì. In quella sede non è stato fatto cenno ad alcuno sfratto esecutivo del centro sociale Leoncavallo";
sempre nella predetta nota il sindaco di Milano riporta che "Per un'operazione di tale delicatezza, al di là del Comitato, c'erano molte modalità per avvertire l'Amministrazione milanese. Tali modalità non sono state perseguite", tanto che lo stesso sindaco ha dichiarato di aver ricevuto la notizia dello sgombero dal Prefetto la mattina stessa in cui le forze dell'ordine hanno eseguito lo sfratto;
l'intervento di sgombero del Leoncavallo era previsto per il 9 settembre 2025 e, come riportato nella nota redatta dal sindaco di Milano: "In considerazione di questa timeline, come Comune avevamo continuato, con i responsabili del Leoncavallo, un confronto che portasse alla piena legalità tutta l'iniziativa del centro. Come sottolineato da alcuni quotidiani, si stavano valutando varie soluzioni a norma di legge, che potessero andare nel senso auspicato e con la volontà di mantenere aperta l'interlocuzione con i responsabili delle attività del centro sociale";
tenuto conto che:
il Leoncavallo, da cinquant'anni, svolge attività di interesse culturale e ha un valore storico e sociale, non solo per la città di Milano;
da anni l'amministrazione comunale di Milano è impegnata nella ricerca di una soluzione atta a salvaguardare gli interessi diversi, senza cancellare un'esperienza storica e importante come quella del centro sociale;
la modalità con cui il Ministero dell'interno è intervenuto sembra, secondo gli interroganti, essere finalizzata a mettere in difficoltà l'attuale amministrazione comunale, senza tener conto della necessaria collaborazione tra istituzioni,
si chiede di sapere per quali motivi il Ministro in indirizzo abbia deciso di anticipare lo sgombero del Leoncavallo tenendo completamente all'oscuro l'Amministrazione comunale di Milano.
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Risposta del Sottosegretario Prisco:
Signor Presidente, onorevoli senatori, l'immobile di via Watteau a Milano, sede del centro sociale «Leoncavallo» e dell'associazione «Mamme antifasciste del Leoncavallo», è stato occupato senza titolo l'8 settembre 1994.
Da allora, la società «L'orologio», che detiene la proprietà, ha tentato ripetutamente di rientrare in possesso dell'immobile, sia tramite azioni giudiziarie, sia mediante interlocuzioni con l'amministrazione comunale. Dopo complesse vicende giudiziarie, la corte d'appello civile di Milano, con sentenza n. 2852 del 5 novembre 2004, ha respinto in secondo grado il ricorso proposto dagli occupanti contro l'ordine di rilascio dell'immobile.
A partire dal 2005, l'ufficiale giudiziario incaricato ha effettuato numerosi tentativi di accesso alla struttura, rivelatisi tutti infruttuosi. Anche i tentativi di avviare trattative tra proprietà e occupanti, con il coinvolgimento delle amministrazioni comunali di diverso orientamento politico, non sono stati risolutivi.
La suddetta decisione della corte d'appello è stata poi definitivamente confermata dalla Corte di cassazione, con sentenza n. 9017 del 2 settembre 2010.
Di conseguenza, il 24 aprile 2019 la proprietà ha citato in giudizio la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell'interno per ottenere il risarcimento dei danni derivati dalla mancata esecuzione del provvedimento di rilascio dell'immobile.
In riforma della pronuncia del tribunale di Milano del 20 luglio 2023, con la quale è stata rigettata la domanda proposta dalla proprietà, la corte d'appello di Milano, con sentenza del 29 ottobre 2024, passata in giudicato, ha condannato il Ministero dell'interno a risarcire la società proprietaria con una somma di circa 3 milioni di euro, oltre agli interessi legali, somma che è stata già corrisposta.
In seguito a tale pronuncia, con l'obiettivo di evitare ulteriori azioni risarcitorie nei confronti dello Stato, la prefettura di Milano ha avviato la programmazione delle operazioni di sgombero forzato dell'immobile, d'intesa con le Forze di polizia. A tal fine, l'ufficiale giudiziario ha effettuato ulteriori tentativi di accesso, in data 10 dicembre 2024, 24 gennaio, 19 marzo, 15 maggio 2025, che si sono conclusi tutti con la constatazione dell'impossibilità di portare a compimento le operazioni.
L'ultimo accesso, effettuato il 15 luglio scorso, si è concluso con l'ennesimo rinvio delle operazioni al successivo 9 settembre. Tuttavia, il dirigente dell'Ufficio notificazioni ed esecuzioni protesti (UNEP) ha richiesto all'autorità giudiziaria l'anticipazione dello sgombero dei locali occupati, prendendo atto della richiesta della proprietà di effettuare la liberazione dell'immobile nel più breve tempo possibile, nonché rappresentando la limitata disponibilità ad assistere allo sfratto comunicata dalle autorità competenti e non coincidente, per ragioni organizzative, con la data stabilita del 9 settembre 2025.
La corte d'appello, a fronte della richiesta inoltrata dal dirigente UNEP in data 20 agosto 2025, ha riconosciuto la sussistenza degli straordinari motivi di urgenza per l'esecuzione dello sgombero, connessi ai ripetuti rinvii, e ha richiamato la necessità di garantire l'esecuzione dell'ordine già impartito per tutelare la proprietà privata, ristabilendo la legalità e l'ordine pubblico.
Pertanto, ritenendo sussistere speciali ragioni di ordine e sicurezza pubblica, la predetta corte d'appello ha autorizzato l'anticipazione delle operazioni alla data del 21 agosto 2025, esonerando l'ufficiale giudiziario dall'obbligo di preavviso della parte esecutata.
In tale data, quindi, il personale della questura di Milano ha supportato l'ufficiale giudiziario nell'esecuzione dell'ordine di liberazione dell'immobile. All'interno dello stabile non era presente alcun attivista e, pertanto, le operazioni si sono concluse senza particolari criticità e l'ufficiale giudiziario ha consegnato finalmente l'immobile, libero da persone, al delegato della proprietà.
La prefettura di Milano ha precisato, al riguardo, che la definizione della data è stata possibile solo a ridosso delle operazioni a causa della complessità dello sgombero e della necessità di garantire la contestuale presenza dell'ufficiale giudiziario da parte della proprietà e di un adeguato contingente di Polizia supportato un'unità di rinforzo, la cui disponibilità era limitata a un ristrettissimo arco temporale che non si estendeva fino alla data del 9 settembre, originariamente prevista.
Da quanto appreso dalla medesima prefettura, inoltre, risulta che il sindaco di Milano sia stato in ogni caso avvisato delle operazioni di sgombero non appena definita la complessa e delicata attività istruttoria che ha condotto all'esecuzione dell'intervento. Evidenzio, inoltre, che, secondo quanto riferito dalla prefettura, il confronto tra il Comune di Milano e i rappresentanti del centro sociale non ha mai condotto all'individuazione di una soluzione alternativa percorribile. Informo che, a seguito dello sgombero, sotto il coordinamento della locale Questura, è stato avviato il trasferimento dell'archivio storico dal centro sociale della sede di via Watteau al centro documentazione della CGIL di Sesto San Giovanni.
Concludo ribadendo che in uno Stato di diritto non devono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità. Le occupazioni abusive sono un danno per la sicurezza dei cittadini e delle comunità che rispettano le regole e, nel caso in questione, peraltro, tenuto conto anche che sussistono sentenze di condanna, lo sono anche per le casse dello Stato. Il Governo continuerà quindi a far rispettare la legge, come è accaduto anche a Torino, sempre e comunque. Questa è la condizione essenziale per difendere i diritti di tutti.
Rinnovo infine l'apprezzamento per il lavoro svolto dalla prefettura e dalle Forze dell'ordine in questa, come in tante altre vicende, a difesa della sicurezza e della legalità a Milano, come in tutta Italia.
Replica per il PD di Cristina Tajani:
Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Prisco per aver voluto rispondere alla nostra interrogazione urgente, depositata ai primi di settembre dello scorso anno, con alcuni mesi di ritardo. Ovviamente è sempre meglio tardi che mai.
Tengo a precisare che la nostra interrogazione non aveva lo scopo di ricostruire la lunga vicenda del centro sociale Leoncavallo, che si incrocia con la storia politica e culturale della città e, oserei dire, anche del Paese, visto che nel 2023 è stato lo stesso Stato italiano, attraverso la Sovrintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, a porre un vincolo di natura culturale su una parte importante di questo luogo di aggregazione e cultura, cioè i murales contenuti all'interno della struttura. Quindi, implicitamente, lo Stato ha riconosciuto del valore a questa esperienza.
L'obiettivo e l'oggetto della nostra interrogazione non era però ricostruire questa vicenda, ma chiedere conto al Governo di due punti specifici, rispetto ai quali la risposta del Sottosegretario, a nostro giudizio, non è convincente, né sufficiente. Il primo punto è perché lo sgombero è stato effettuato in anticipo rispetto a una data che era stata concordata a fronte - e di questo ne davano notizia gli organi di informazione e quindi risaputo - di una trattativa in corso tra gli occupanti, l'associazione delle mamme antifasciste del Leoncavallo e l'amministrazione comunale per la ricerca di una soluzione alternativa e per il trasferimento in via del tutto pacifica e concordata con l'amministrazione in altra struttura. L'anticipo della data è stato vissuto dalla città e dall'amministrazione come un atto di forza, mi consenta di dire di machismo da parte del Governo, rispetto a un percorso di natura politica e amministrativa che era già avviato nella città di Milano.
Inoltre, a noi non risulta quanto affermato dal Sottosegretario, ovvero che il sindaco di Milano sia stato opportunamente e tempestivamente informato dello sgombero in fieri. Il giorno prima dell'azione svolta sotto il coordinamento della prefettura, si era tenuto un Comitato per l'ordine e la sicurezza, che generalmente è il luogo dove le istituzioni ragionano e programmano le attività relative a ordine e sicurezza. Vi era presente un delegato dell'Amministrazione comunale, un delegato del Sindaco e in quella sede il Comune non è stato informato dell'azione. Anche questo, dal nostro punto di vista, rappresenta un grave sgarbo istituzionale da parte del Governo rispetto alla città di Milano che, come tengo a ripetere, era parte attiva in una soluzione pacifica e concordata dell'occupazione, con lo scopo di preservare il valore culturale e aggregativo delle attività svolte nel centro sociale e liberare la proprietà privata da un'occupazione abusiva. Questa azione così intempestiva e sgarbata dal punto di vista istituzionale compiuta dal Governo è stata vissuta dalla città di Milano come una ferita istituzionale, tanto che nei giorni successivi ci sono state diverse manifestazioni cui hanno preso parte le organizzazioni democratiche della società civile della città di Milano.
Noi auspichiamo che non si ripetano episodi di mancata collaborazione tra lo Stato e le istituzioni a livello locale su temi così delicati non solo dal punto di vista dell'ordine pubblico, ma anche della convivenza civile, culturale e sociale negli ambiti urbani delle nostre città.
