Italia senza un piano per il futuro
Intervista del Secolo XIX a Tito Boeri.
"Ritengo importante e positivo che ci sia stata prudenza nella gestione dei conti pubblici, cosa che ci ha permesso di chiudere anzitempo la procedura per disavanzo eccessivo. Tutto ciò contribuirà a ridurre la spesa per interessi sul debito pubblico" ma "la prudenza è l'altra faccia della medaglia dell'immobilismo. Lo status quo non ci può bastare. Siamo tornati ad essere il paese che cresce di meno in Europa. E come nelle altre manovre del governo Meloni, manca del tutto una visione di cosa serva al Paese per tornare a crescere". Così, in un'intervista al Secolo XIX, l'economista Tito Boeri commenta la manovra economica.
Boeri sottolinea inoltre il dinamismo di altri partner europei, notando che "la Spagna ha migliorato notevolmente la posizione dei propri conti con politiche che hanno favorito la crescita: mercato del lavoro, contrattazione collettiva, immigrazione", mentre l'Italia starebbe "vivendo alla giornata. È un governo che fa e disfa gli stessi provvedimenti. Pensiamo al pasticcio sulle pensioni. La legge di bilancio dell'anno scorso permetteva di cumulare pensioni integrative e pubbliche, questa legge ha tolto questa possibilità".
Sul sistema previdenziale, l'ex presidente Inps aggiunge che "si regge su equilibri fragili. Con il passaggio al contributivo e l'inserimento di alcuni aggiustamenti automatici legati all'aspettativa di vita il sistema è in sostanziale equilibrio. Viene invece messo in difficoltà dal calo della natalità".
Critico anche sulla gestione industriale e il Pnrr, osserva che "hanno tolto gli incentivi alle imprese negli anni scorsi per poi ridarli. L'Italia ha preso troppi soldi, senza avere la capacità di spenderli bene. A cinque anni dal varo del piano non c'è un vero e proprio sistema di monitoraggio".
Anche sulla sanità Boeri rileva una carenza progettuale: "Il livello della spesa è rimasto più o meno lo stesso, ma è mancata un'idea di che sanità vogliamo. Dopo il Covid tutto è rimasto lettera morta".
Infine, l'economista analizza lo scacchiere politico sostenendo che "negli ultimi quindici anni il centrosinistra ha cavalcato i temi dei diritti civili trascurando temi più vicini alla sensibilità del suo elettorato come i salari, il lavoro, la povertà. Puntare tutto sui diritti civili ha contribuito a rafforzare l'idea che i partiti di sinistra siano i partiti delle élite, offrendo un grande spazio ai partiti populisti".
