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  • Michela Di Biase

Indignati dal voltafaccia della destra sul ddl stupri

Intervista di Repubblica a Michela Di Biase.

«Una scelta retrograda. E pericolosa». Michela Di Biase, la relatrice dem del provvedimento alla Camera, sembra incredula e ragiona sul «tradimento» che si è consumato. «Era davvero impensabile un voltafaccia del genere dopo tante parole spese, anche a destra, per celebrare questo passo avanti bipartisan su violenza e stupri».

Davvero non ve l’aspettavate l’inversione a U della Bongiorno?
«Certo, potrei dire che siamo delusi, indignati. Ma saremmo nella contrapposizione tra i due schieramenti, nel legittimo colpo su colpo. Invece no. Questa battaglia è diversa, più importante, dovevamo rimanere uniti».
Perché, come si dice sempre, in mezzo ci sono le donne e anche soggetti fragili?
«Certo, ci sono i corpi delle donne e delle vittime tutte, delle persone che chiedono giustizia e tutte quelle altre, tantissime, che non hanno la forza di denunciare».
In concreto, perché tutto diventa più difficile se la norma che puniva il mancato consenso ora prevede che la vittima provi il invece la “volontà contraria”, cioè il suo dissenso?
«Perché torniamo indietro di anni, vanifichiamo tutto il lavoro fatto in Parlamento, anche insieme. Perché sostanzialmente, ancora una volta, le donne e le vittime si troveranno nelle aule di Tribunale a dover dimostrare di avere urlato, di aver scalciato, di essersi difese, aver detto e non mormorato il loro no, per tot volte. Ma una norma così è meglio non averla affatto».
Col testo approvato alla Camera, però, c’era un tema: si invertiva l’onere della prova per un indagato, contro le garanzie costituzionali, o no?
«Assolutamente no, è una delle tante fake news dietro cui si è nascosta la Lega, e anche FdI, che hanno voluto sabotare tutto».
È per questo che la definite norma peggiorativa: sarebbe meglio la legge che abbiamo già, invece di questa da approvare?
«È così. Basta parlare con le avvocatesse, le psicologhe e le attiviste dei centri antiviolenza, che ti dicono che questa bizantina soluzione non serve a nulla. Anzi è un arretramento».
Addirittura un arretramento? «Perché la norma su cui ci eravamo ritrovati tutti – non miracolosamente accordati, ma politicamente intesi – era sull’introduzione del concetto di “consenso libero e attuale”: secondo le indicazioni della Convenzione di Istanbul e recependo le importanti sentenze sentenze della Cassazione che già tengono conto del “consenso”».
Nella nuova stesura voluta dalla Lega, invece, il consenso sparisce del tutto. Lì resta il nodo?
«Certo: quel “consenso libero e attuale” doveva perdurare per tutto il tempo dell’incontro sessuale e invece è cassato di colpo. Come se avessimo scherzato. E al suo posto compare l’idea del dissenso, cioè “la volontà comtraria” da provare. Ci rendiamo conto che è un passo indietro? Eppure ci eravamo compiaciuti di questa bella prova di responsabilità politica. La stessa Bongiorno aveva parlato di norma di “portata rivoluzionaria”».
Ma di “svolta storica” avevano parlato altre donne di peso, a destra: dalla ex giudice leghista Matone alla ex ministra Carfagna. Basta Salvini a silenziare tutto?
«I fatti raccontanto questo. Pensare che la collega Bongiorno parlava di “aggiustamento tecnico”. Ma si abbia almeno il coraggiodi assumersi la reponsabilità del dietrofront.E di dire che ha vinto una vecchia politica, fatta da alcuni uomini per alcuni uomini».

 

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