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  • Roberto Benigni

Il sogno

Articolo di Repubblica.

Dicono che sia da un anno che pensava a questo spettacolo, per raccontare l’Europa come in una favola. Un anno di lavoro per parlare delle paure e del futuro, del mondo che lasceremo ai nostri figli. Con un tempismo perfetto, mentre la premier Giorgia Meloni rinnega il manifesto di Ventotene – e dopo che sabato 50 mila persone hanno risposto all’appello di Michele Serra su Repubblica per ribadire che l’Europa siamo noi, Roberto Benigni irrompe su Rai 1, in Eurovisione, con Il sogno, per spiegare cosa significhi per lui l’Europa.

Inizia salutando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “che so che ci sta guardando. E come si fa a non salutare il Santo Padre, che ha detto una cosa bellissima: ‘Bisogna disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra’. Ci sono le persone belle. Un saluto in diretta, Santità”. Poi a ruota libera. “Ma l’avete sentita la sigla dell’Eurovisione? Ora si sente solo per il Festival di Sanremo, ‘this is not Sanremo’”, ironizza. A Sanremo avevo detto che c’era una storia d’amore tra Elon Musk e Giorgia Meloni ma Meloni mi ha chiamato e mi ha detto: non c’è nulla, lo giuro sulla mia… Tesla”. Poi parla del mondo che ci circonda, degli estremismi, "gente che rema contro e la vorrebbe veder fallire. La Rai eh, non l’Europa”.
“Nel mondo in questo momento mi pare che vada tutto bene, l’instabilità politica, il clima impazzito, le fake news, la destra che avanza, le diseguaglianze sociali. C’era anche un asteroide che puntava dritto verso la terra. Ha cambiato tragitto”. L’ironia sui lavori per il Giubileo (“Li hanno finiti, erano quelli del 2000”). Poi parla delle “congiunzioni astrali”. “A sapere che gli armamenti nucleari sono in mano a queste persone, uno va a dormire tranquillo. Tutti questi personaggi sono amici dell’Europa, a Putin piace proprio, ci vuole entrare. Avete visto l’Ucraina? Lui bussa con i carrarmati. L’Europa piace, sta tornando di moda anche tra i giovani. Le ragazzine hanno nelle camerette il poster di Ursula von der Leyen”.
"La democrazia è nata qui in Europa – continua - lo sport lo hanno inventato gli europei. Gli europei ne inventano di tutte, scoprono la circolazione del sangue, perfezionano la matematica, spaccano l’atomo, dipingono la Cappella Sistina. Ne abbiamo fatte di belle cose noi europei, è giusto ricordarsi chi siamo, c'è da essere orgogliosi di essere europei”, dice Benigni con passione. “L'Europa è il continente più piccolo del mondo che ha acceso la miccia di tutte le rivoluzioni, ha trasformato il pianeta, da tremila anni è la fucina dove sono stati forgiati alcuni fra i più grandi pensieri dell’umanità, inventando la logica, la ragione, il dubbio", e ancora "la libertà, la democrazia, il teatro, lo sport, la chimica moderna, la coscienza di classe. Un patrimonio comune, un tesoro immenso in tutti i campi".
Poi, il risvolto amaro: “Gareggiavamo non solo per le cose belle, ma gareggiavamo anche per le cose più brutte, la guerra. A scuola solo guerre si studiavano, cento anni di guerra, nessuno si ricordava più perché era cominciata. Si ammazzavano e senza sapere perché, la storia d’Europa è tutta un conflitto, abbiamo passato secoli ad aggredire anche il resto del mondo. Le arti e la cultura sono state all’ombra della morte. Lo sport preferito di noi europei è la guerra. Ci siamo ammazzati fino alle due guerre mondiali. Cento milioni di persone sono morte”.
Spiega come è nata l’Europa, come trenta Paesi si siano uniti, come l’Europa sia diventata il Paese più sicuro al mondo, come sia fondamentale per la pace. “L’Unione europea è l’esperimento democratico più importante”. Cita Javier Cercas, è piena di citazioni questa serata speciale. Racconta della sua famiglia, del nonno e dello zio che hanno conosciuto la guerra. Lui no. “Nel 2012, con una decisione unanime, l’Europa ha vinto il premio Nobel per la pace. Nel continente più bellicoso della storia ha fatto dell’Europa il Paese più pacifico. Ora pensate che sia inconcepibile un’altra guerra? Siete ingenui. Il nazionalismo non è un’ideologia politica, è una ossessione, una fede integralista, addirittura al di sopra di Dio”.
E spiega la differenza tra patriottismo e nazionalismo: “Amo l’Italia come la mia mamma, sono patriota. Non potete sapere che amore nutro per lo stile di vita degli italiani, si può essere patrioti senza essere nazionalisti”, continua Benigni, “Garibaldi ha fatto l’Italia, è patriota dei patrioti. Nel 1860 scrisse una lettera: ‘Supponete che l’Europa fosse un solo Stato’, per lui era chiaro che fare l’Italia non era sufficiente. Un patriota europeo, lui lo era già. Il vero patriottismo è amore. I nazionalisti amano il mondo, ne hanno paura. Il loro motto è ‘Abbiate paura’, Hanno paura di tutto, la paura è all’origine di quasi tutte le stupidaggini umane”.
"Sono un europeista estremista, l'Europa unita è l'unica utopia ragionevole", sottolinea Benigni, "l'Unione Europea è la più grande istituzione degli ultimi 5000 anni realizzata sul pianeta terra dall'essere umano, un progetto, un ideale una speranza, una sfida, un sogno, e soprattutto è un caso unico nella storia dell'umanità: la sola volta in cui Stati sovrani decidono liberamente in pace di unirsi, un colpo di scena della storia, una rivoluzione silenziosa che può trasformare il mondo". L'Europa, insiste il premio Oscar citando De Gasperi, "il più grande Presidente del consiglio che abbiamo avuto", "non è una cosa fredda che sta a Bruxelles o a Strasburgo, è una cosa calda, vicina, piena di passione e amore. Non a caso il suo inno è L'Inno alla gioia di Beethoven".
Ripercorre com’è nato il manifesto di Ventotene, si chiede: perché Spinelli, Rossi e Colorni erano su quell’isola? “Era un’isola dove i fascisti mandavano chi non la pensava come loro. Anche Pertini era stato esiliato per le sue idee. Non si poteva dire niente, ma come sono contento di poter dire quello che voglio, se no, con questo spettacolo qua, mi avrebbero mandato a Sant’Elena”.
Li definisce “eroi”. “Sono eroi della nostra storia, i pionieri. Eugenio Colorni era stato vittima dell’odio puro, oltre a essere un intellettuale, uno spirito libero, era pure ebreo” sottolinea Benigni. “E con lui a Ventotene c’era anche sua moglie, Ursula Hirschmann. Sanno che bisogna inventare qualcosa di nuovo, cominciano a interrogarsi, a discutere. Dal continente gli arrivano dei libri: i libri sono bombe. Glieli manda Luigi Einaudi, è antifascista ma il regime lo tollera. Scambia lettere e libri con Rossi”.
Apre una lunga parentesi su come siano nati gli Stati Uniti: “Gli americani hanno inventato la tecnica, il modo di unire i popoli, è una bella storia. Con la federazione si uniscono i popoli senza violenze. E’ la più grande innovazione politica della storia”. E riannoda il filo, riparte da Ventotene. “Torniamo a Spinelli, Rossi e Colorni. Intanto in Europa è scoppiata la guerra, ma leggendo e discutendo fanno un’altra scoperta, che quella cura miracolosa degli Stati Uniti, si può applicare anche agli stati europei: possono federarsi perché dopo la Seconda guerra mondiale non ce ne sia una terza. Cominciano a scrivere il manifesto di Ventotene, c’è dentro l’idea di un’Europa federale. Prima era solo un sogno, invece nella parole di Spinelli e Rossi questa idea diventa un progetto politico, un programma che si può realizzare: l'idea centrale è attualissima, basata sulla giustizia sociale, dove nessuno restasse indietro”.
“Il manifesto” riflette ancora Benigni “contiene anche alcune idee superate, specie nel linguaggio, ma non per questo viene meno la sua visionarietà, la grandezza di vedute. Come dire che la Bibbia non vale niente, perché c’è scritto che bisogna lapidare chi lavora il sabato. Il punto centrale è superare i nazionalismi che avevano distrutto il continente”. E racconta divertito come questo manifesto sia partito da Ventotene. “Sono Ursula Hirschmann e Ada Rossi a portarlo fuori dall’isola: sapete come fecero a farlo passare? C’era la polizia fascista che controllava. Rossi scrisse tutto, piccolo piccolo, nelle cartine delle sigarette. Le misero in un barattolino in un pollo arrosto, e passarono i controlli. Questi con un pollo arrosto hanno sparso il manifesto di Ventotene”.
Dalla Ceca alla Cee, Roberto Benigni racconta le tappe della formazione del mercato unico europeo e cita una celebre scena di Non ci resta che piangere, rendendo omaggio a Massimo Troisi. "Immaginate se ci fossero di nuovo le dogane tra Lazio e Toscana: chi siete? Cosa portate? Quanti siete? Un fiorino! Quanto ci siamo divertiti con Troisi a fare questa scena”.
La storia dell’euro, l’omaggio a Sofia Corradi che ha inventato l’Erasmus – l'interscambio degli studenti fra le università europee, nato nel 1987. "È una delle madri fondatrici d'Europa, una leggenda vivente", dice Benigni offrendole una rosa rossa. "Tra le grandi creazioni dell'Europa", sottolinea con orgoglio "c'è la Carta dei diritti fondamentali, il documento più avanzato al mondo in materia di diritti umani, che bandisce la pena di morte. Trump, appena si è insediato, ha firmato per ripristinare la pena di morte federale, due mesi fa. Prima c'era anche in Europa, qui da noi c'è stata durante il fascismo, fino al '48. Sono orgoglioso che non ci sia più questo orrore, non ci sia più un pubblico ufficiale chiamato boia".
"Ci vogliono deboli e divisi, ci vogliono dividere, hanno paura perché in Europa siamo 500 milioni, 100 milioni più degli Usa, quasi quattro volte la Russia, e la nostra moneta diventerebbe la prima valuta del mondo negli scambi commerciali, perché l'Europa è l'unico luogo al mondo in cui convivono la democrazia con il welfare", dice Benigni, invitando all’unità. "Se ci unissimo fino in fondo, saremmo la potenza più grande. Ma c'è il diritto di veto, e l'Europa ha le mani legate. E poi c'è l'esercito: abbiamo piccoli eserciti che da soli non saprebbero difendersi da nessuno, sarebbe più efficiente un esercito unico con un solo comando, fate l'esercito europeo comune, non si perde sovranità, si recupera". Si rivolge ai giovani, perché sono il futuro. Sono loro che devono realizzare il sogno europeo: "Ora siamo in una fase in cui siamo rassegnati. Ma io sono ottimista. A volte la storia ci regala delle sorprese, dei colpi di scena. E oggi c'è una novità ... Siete voi giovani, la prima generazione transnazionale della storia. Mi rivolgo a voi sedicenni, ventenni, trentenni, voi che siete antropologicamente europei!". "I giovani sono la miglior garanzia per il futuro dell'Europa”, continua “nessuno potrà convincerli a richiudersi nei confini nazionali, a tornare alla lira. Per non parlare della guerra, ma come fai a dire a un giovane: 'Tieni, questo è il mitra. Spara'". Il finale è contro la guerra, un appello appassionato: “Il sogno della pace universale è fattibile? Quasi tutti mi risponderebbero di no, io vi dico che non solo è raggiungibile ma inevitabile: la guerra finirà per sempre, non c'è alternativa, non può che finire così. Dobbiamo fare un ultimo passo tutti insieme e dire agli altri: ‘Siete fratelli’”. Un sogno condiviso.

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