Europa tra economia e federalismo
Articolo di Patrizia Toia.
Oggi un momento di confronto (molto concreto) su Europa ed economia dei territori, partendo da una domanda semplice e centrale: che effetti hanno le guerre tornate in Europa sull’economia reale.
Abbiamo parlato di, e con, imprese del mondo agricolo, manifatturiero, agroalimentare, con start up innovative e fablab.
Di come le tensioni internazionali incidano direttamente sui territori e sulla vita delle comunità locali, mettendo in crisi catene di approvvigionamento, mercati di sbocco e partnership.
Partnership e scambi commerciali che, per alcune imprese tecnologiche, come per la fabbricazione di particolari chip, riguardano e coinvolgono sia la Cina per le materie critiche, che l’Ucraina per certi gas come il neon, che infine gli USA con le big tech come acquirenti.
Un confronto molto sfidante e concreto.
In questo contesto è sempre più evidente quanto serva un’Europa forte e capace di proteggere, facendoli crescere, i suoi territori, per superare le fragilità di un’economia frammentata e perciò debole ed esposta.
Il fondo per la competitività e l’innovazione, il programma Horizon per la ricerca, un piano per la formazione e le competenze, una più consapevole politica commerciale internazionale e il “coraggio” di un nuovo debito europeo per lo sviluppo saranno i passaggi cruciali e il banco di prova di un’Europa che c’è e vuole fare il suo dovere. Ed è qui che entra in gioco il salto federale, seppur verso un federalismo pragmatico, perché senza questa forza unitaria ogni risposta rimane insufficiente.
