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  • Fabio Bottero

32° anniversario della strage di Via Palestro

Articolo di Fabio Bottero.

Qui, di fronte al Padiglione d’Arte Contemporanea, alle 23:14 del 27 luglio 1993, un’autobomba esplose e uccise i 3 vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno, l’agente della Polizia Locale Alessandro Ferrari e Driss Moussafir, cittadino senza fissa dimora di origine marocchina, che si trovava nelle vicinanze.

Pronunciare ad alta voce i nomi delle cinque vittime innocenti di quello che fu un vigliacco attentato di mafia è doveroso e necessario. Oggi e sempre.
Milano non ha dimenticato il sacrificio di queste vite e avverte il bisogno profondo di rendere omaggio e tenere viva la loro memoria.
La strage di via Palestro fu un duro colpo, l’ennesimo, che la mafia inflisse al Paese e allo Stato.
L’attentato di via Palestro fu un pesante colpo anche alla nostra città e alla sua identità culturale: nell’esplosione, il PAC subì numerosi danni e così diverse opere.
Milano, però, non si lasciò intimidire. La città reagì con coraggio, orgoglio e determinazione: si iniziò a lavorare per il ripristino del museo subito dopo l’attentato.
Ecco allora il significato di questa giornata.
Nel deporre le corone davanti a questa lapide stamattina, nel suono delle sirene dei mezzi dei Vigili del Fuoco e della Polizia Locale allo scoccare delle 23:14 questa sera, così come nell’aprire le porte del museo gratuitamente per tutta la giornata, oggi, Milano torna a ribadire ad alta voce, con immutato coraggio, orgoglio e determinazione il proprio impegno contro la criminalità organizzata, contro le mafie e contro il terrorismo di qualsiasi matrice.
Ricordare e fare memoria delle vittime di via Palestro - e di tutte le vittime innocenti delle mafie e del terrorismo - è indispensabile per diffondere la cultura della legalità e per contribuire alla costruzione di quella memoria collettiva e di quel patrimonio di valori condivisi su cui si deve fondare una società libera e democratica.

 

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