Verso le toghe c’è un intento punitivo
Intervista di Repubblica a Don Luigi Ciotti.
"Mi sbaglierò. Ma a me pare che questa riforma sia pensata per rendere il potere giudiziario più docile rispetto ai desideri dell'esecutivo. Corriamo il rischio di avere una giustizia che comprime i diritti collettivi, ma non osa toccare i potenti". Lo afferma, in un'intervista a La Repubblica, don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera.
"Io - aggiunge - mi rifaccio alle parole di Matteo Zuppi, il presidente della Cei, che ha richiamato i cattolici innanzitutto alla responsabilità del voto, ricordandoci che "è nostro dovere preservare l'eredità di padri e madri costituenti".
"La dottrina sociale della Chiesa - prosegue Don Ciotti - è un faro che orienta le coscienze, pone dei principi ispirati alla realizzazione del bene comune. La Chiesa non ha dato un'indicazione di voto univoca proprio perché rispetta la libertà e la responsabilità delle coscienze dei credenti che, illuminati dalla fede, devono compiere le loro scelte guardando a quei principi".
Lei conosce le attese di chi aspetta giustizia. Nel merito, questa riforma non migliora neanche qualche aspetto del sistema? "Non vedo come - prosegue don Ciotti -. Se sto alla mia esperienza, con Libera ma anche col Gruppo Abele - quindi da una parte, chi ha subìto lutti e dolori e non riceve giustizia; dall'altra, chi è segnato da condizioni di vita difficili ed entra in conflitto con la legge - devo osservare che per tutelare i cittadini non serve cambiare la Costituzione. Serve dotare il sistema giudiziario di maggiori risorse: umane, economiche, tecniche, rivolte anche alla prevenzione del crimine. Bisogna rendere più efficienti le procedure, più tempestiva e coordinata l'azione di magistrati e altri attori coinvolti".
"M'inquieta - afferma ancora - in primo luogo la volontà di cambiare la Carta a colpi di maggioranza, in particolare là dove disegna il delicato equilibrio fra i poteri dello Stato, spina dorsale della democrazia. Ma c'è qualcosa di più che forse spaventa. L'intenzione di fondo: sottrarre spazi di rappresentanza alla magistratura. Si legge quasi un intento punitivo nei confronti dei giudici, del tutto ingiustificato".
