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  • Roberto Vecchioni

Solo il liceo classico dà senso alla vita

Articolo del Corriere di Brescia.

Il cantautore, lo scrittore e il poeta. Ma prima ancora, e più di ogni altra definizione, il professore. Perché «di tutto quello che ho fatto nella mia vita la cosa più bella in assoluto è stata entrare nelle classi, fare quattro ore di greco e latino, capirli per me stesso e cercare di farli capire ai ragazzi». Così «prima di tutto sono, indegnamente, un professore, poi sono musicista e un po’ poeta». Le parole che Roberto Vecchioni usa per raccontarsi, e raccontare, alla platea dell’auditorium San Barnaba risuonano come una poesia, o una canzone.

E l’incontro organizzato dal liceo classico Arnaldo, nel quale ha a lungo insegnato e che rischia di essere accorpato a un'altra scuola se scenderà sotto i 600 iscritti, diventa una lezione di lettere classiche, filologia e letteratura, arte e vita.
Nelle parole del cantautore, intervistato da Emma Gorlani, studentessa dell’Arnaldo e rappresentante d’istituto nella Consulta provinciale, sfilano autori e figure della Grecia antica, capaci di attraversare i millenni e parlare agli studenti di oggi. Durante l’evento promosso dalla dirigente Elena Lazzari il pensiero torna più volte all’esperienza arnaldina di Vecchioni, che lì ha insegnato per alcuni anni dal 1992: «Vedo ancora alcuni miei studenti di allora, sono stati anni molto belli. Quelle delle lezioni erano ore selvagge. In classe entravamo in un mondo nostro, quando uscivamo conoscevamo anche il resto del mondo». Proprio gli studi classici sono il tema dell’incontro, parte del progetto che la scuola dedica ai suoi ex studenti (e docenti) chiamati a raccontarsi in una serie di podcast: «Non ho paura di niente perché ho fatto il liceo classico. Chi lo frequenta sa tante cose, le uniche che servono nella vita», racconta poi.
Ancora di più in un momento in cui gli studi che guardano al passato attraversano una forte crisi il cantautore non usa sfumature: «L’indirizzo classico è armonia. Niente è indifferente, tutto ha senso e trova il proprio posto nel mondo. A differenza degli altri percorsi, soprattutto se affrettati pur di trovare subito un lavoro. Senza una formazione classica — ribadisce Vecchioni — manca gran parte del senso dell’esistenza: lavori ma non sai perché, sai come fare qualcosa ma non sai perché la fai». Poi ricorda, con Epitteto: «Nessuno è libero se non è padrone di se stesso». Al centro di tutto il cantautore mette l’uomo, la sua capacità di conoscere e (in riferimento a una delle sue canzoni più celebri) sognare: «Da ragazzi è più facile, la visione con l’età si annebbia per colpa della vita. Bisogna lottare per tenerla. Non si nasce per essere mediocri. “Sogna ragazzo sogna” parla di questo».
La canzone prende poi vita con la voce e il pianoforte di Emma Gorlani, a cui si unisce anche Vecchioni. Un finale carico di emozione accolto da una standing ovation che racchiude gratitudine, pensiero e desiderio di libertà. E, ancora, voglia di sognare.

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