San Siro accende i Giochi
Articolo di Avvenire.
Milano accende il suo palcoscenico e lo offre al mondo. È lo stadio di San Siro - ribattezzato per l’occasione Milano San Siro Olympic Stadium - il teatro della cerimonia di apertura dei XXV Giochi olimpici invernali, iniziata alle 20.
Un appuntamento che segna l’avvio della terza Olimpiade ospitata dall’Italia, dopo Cortina 1956 e Torino 2006, e che ha raggiunto oltre due miliardi di telespettatori nei cinque continenti. In Italia l’evento è stato trasmesso integralmente su Rai 1 e RaiPlay, ed in abbonamento su Eurosport, sulle piattaforme digitali HBO Max, Discovery+, Dazn, TIMvision e Prime Video Channels. Ma più che uno spettacolo televisivo, l’apertura dei Giochi ha voluto essere un racconto corale, capace di parlare linguaggi diversi e di attraversare luoghi e comunità.
Il titolo scelto è Armonia. A firmare la cerimonia è Marco Balich, che conta fra gli altri nel suo team come direttore creativo il regista Damiano Michieletto, per un viaggio visivo ed emozionale che intreccia arte e innovazione, natura e città, memoria e futuro. Un omaggio all’Italia e ai suoi valori, spiegano dalla Fondazione Milano Cortina, ma anche una dichiarazione di intenti: i Giochi come spazio di dialogo e di equilibrio in un mondo frammentato.
La cerimonia durata circa tre ore, non resta confinata al prato di San Siro. Per sottolineare il carattere “diffuso” dell’Olimpiade, i collegamenti vengono effettuati con l’Arco della Pace a Milano e con i territori olimpici di Predazzo, Livigno e Cortina d’Ampezzo. Per la prima volta nella storia dei Giochi, la sfilata delle atlete e degli atleti avviene in luoghi diversi, coinvolgendo contemporaneamente più città.
Al centro della serata, un’altra novità assoluta: l’accensione simultanea di due bracieri olimpici. Uno all’Arco della Pace, l’altro in Piazza Angelo Dibona a Cortina d’Ampezzo sulle note composte da Roberto Cacciapaglia. Un doppio fuoco che vuole tenere insieme la dimensione urbana e quella montana dell’Olimpiade, Milano e le Dolomiti, la pianura e l’alta quota. Sugli spalti, una cinquantina tra capi di Stato e di governo, teste coronate e rappresentanti delle istituzioni internazionali. Nel Presidential Box, in prima fila, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accanto alla presidente del Cio Kirsty Coventry. Mattarella appare a sorpresa in un simpatico video in cui arriva a San Siro su un tram guidato da Valentino Rossi. Presente anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme a ospiti internazionali come la Principessa Anna per il Regno Unito, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres.
I numeri raccontano la complessità dello spettacolo: oltre 1.300 persone impegnate nel cast tra professionisti e volontari provenienti da 27 Paesi, più di 950 operatori tra staff e forza lavoro, e oltre 500 musicisti coinvolti nella creazione delle colonne sonore originali. Il maxishow si apre con una rappresentazione "mitica" della bellezza dell'Italia: con i ballerini della Scala che fanno rivivere il mito di Amore e Psiche in una danza di stile classicista, con Matilde De Angeli e un omaggio alla Dolcevita, poi con i grandi compositori Verdi, Puccini e Rossini che diventano tre pupazzoni giganti. Davanti agli 80mila di San Siro il prato diventa una tavolozza di colori in cui i simboli dell'Italia, dalla caffettiera, a Pinocchio, ai centurioni romani al Rinascimento sulle note delle grandi sinfonie classiche mostrano la creatività e la fantasia dell'Italia. Non manca l'omaggio a Raffaella Carrà, che precede l'arrivo della star Mariah Carey a intonare in italiano con acuti a gogo la canzone nostrana più conosciuta, Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno e Nothing is impossible.
Il Tricolore viene portato dalla modella Vittoria Ceretti preceduta da una sfilata di modelle in tricolore firmato Armani, un omaggio allo stilista scomparso. Anche il momento dell’alzabandiera segna una prima volta. Il Tricolore viene issato dal Reggimento Corazzieri, con un plotone di nove uomini in uniforme di Gran Gala, mentre a Cortina la bandiera italiana viene issata grazie a tre carabiniere donne in Grande Uniforme Storica: un gesto simbolico che unisce tradizione e cambiamento. Ad emozionare l'Inno nazionale intonato con passione da Laura Pausini a Milano e da un corpo alpino a Cortina: tutto San Siro in piedi. Al termine Pierfrancesco Favino entra recitando L'Infinito di Giacomo Leopardi, un inno alla cultura italiana. Una danza contemporanea simboleggiante unità, su una toccante musica di violino di Andrea Farri, accompagna l'unione dei cinque cerchi olimpici, simboleggianti i cinque continenti. Il cerchio linguaggio narrativo che unisce il palco circolare di San Siro (come la città di Milano composta da cerchie successive di mura e anelli urbani) ai vari luoghi della sfilata degli atleti in un unico racconto.
La sfilata delle 92 delegazioni viene aperta dalla Grecia e a chiudere tra l'entusiasmo della folla sulle note del Barbiere di Siviglia di Rossini gli atleti italiani guidati da Arianna Fontana, Federico Pellegrino, Federica Brignone e Amos Mosaner. La tecnologia dell'Olympic Bradcasting Services permette di fare sfilare le delegazioni dello stesso Paese in contemporanea a San Siro e nelle altre location olimpiche. Sorrisi, saluti ed entusiasmo per le delegazioni che sfilano in ordine alfabetico sulle note del dj Mace.
Al termine della sfilata è il momento della storia: un viaggio nel tempo attraverso i 100 anni delle Olimpiadi invernali cui dà il via l’attrice Sabrina Impacciatore. Storia che si trasforma in un musical travolgente dagli Anni 20 agli anni Novanta, tra moda e sport fino ad arrivare ad un divertente lezione di gesti italiani agli atleti e al pubblico straniero raccontati da Bruno Munari e interpretati dall'attrice comica Brenda Lodigiani.
Fra tanti colori ed entusiasmo arriva il momento dei discorsi ufficiali. Giovanni Malagò, Presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali Milano Cortina 2026, e Kirsty Coventry, Presidente del Comitato Olimpico internazionale, riaffermano i valori olimpici di unità, pace e fratellanza. «La bellezza italiana non ci appartiene, ci è stata affidata dalla storia come responsabilità: è più di un valore estetico, è un'energia - proclama fiero Malagò -. Siamo pronti a scrivere una nuova pagina della storia Olimpica, ispirati dai valori che ci uniscono tutti: eccellenza, amicizia e rispetto». «Lasciate che la fiamma accenda la speranza, inneschi la gioia e illumini la strada a tutti noi» conclude Kirsty Coventry.
Dopodiché l’emozione si fa palpabile quando dalla tribuna d’onore il Presidente della Repubblica Mattarella accolto da cori da stadio dichiara ufficialmente aperti i Giochi. La fiamma olimpica quindi fa il suo ingresso a San Siro portata da due tedofori d’eccezione, i calciatori Beppe Bergomi e Franco Baresi, dando avvio a una staffetta simbolica con tre campionesse della Nazionale di pallavolo femminile, fra cui Paola Egonu, che a loro volta la consegnano a tre campioni della Nazionale di pallavolo maschile che accompagnano la fiamma fuori dallo stadio. Il tutto mentre Andrea Bocelli, accompagnato dall’Orchestra Filarmonica Italiana, intona Nessun dorma dalla Turandot di Puccini.
La Tregua Olimpica è il principio che incornicia ogni edizione dei Giochi, creando uno spazio simbolico per promuovere e rafforzare una cultura della pace. Ed è all’interno del quadro “La colomba della pace” che il messaggio si fa più profondo e commovente. “Ci sono cose da non fare mai,/ né di giorno né di notte / né per mare, né per terra: / per esempio la guerra”: i versi di Promemoria di Gianni Rodari, recitati dal cantante Ghali in italiano, francese e inglese, aprono una riflessione potente sul rifiuto della guerra. Commovente la coreografia che accompagna il testo, interpretata da 80 danzatori under 20 a formare una colomba, simbolo di pace. A chiudere il segmento, l’attrice sudafricana Charlize Theron, Ambasciatrice di Pace dell’Onu, lancia un messaggio di speranza ispirato a Nelson Mandela.
Si torna allo sport con l’introduzione della bandiera olimpica che viene issata in contemporanea a Milano e a Cortina, accompagnata in modo significativo da figure impegnate nella promozione della pace, dei diritti e della solidarietà, sulle note dell’Inno Olimpico affidato al pianoforte solista di Lang Lang, alla voce dal mezzosoprano Cecilia Bartoli e al Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Teatro alla Scala.
Il momento si fa sempre più solenne con il Giuramento Olimpico, e si guarda alla speranza di un futuro di armonia col dialogo fra re generazioni di donne: una bambina che cita le parole di Margherita Hack e l’astronauta Samantha Cristoforetti.
L’ultimo capitolo, il più atteso, è quello dell’accensione dei bracieri olimpici posizionati all’Arco della Pace di Milano (l’arco che rappresenta la pace conquistata dopo il conflitto) e a Cortina: braciere che è una scultura dinamica, ispirata ai nodi vinciani, che unisce simbolo, movimento e luce in una forma che richiama l’idea di Armonia. A Milano i due ultimi tedofori a sorpresa, i miti dello sci Alberto Tomba e Debora Compagnoni accendono il braciere, mentre a Cortina Sofia Goggia prende la fiamma dalle mani del grande Gustavo Thoeni e illumina la notte dolomitica. Gran finale con fuochi d’artificio all’Arco della pace e a San Siro.
«Sogniamo tutti insieme, uniti per la pace» è il messaggio che sintetizza il senso profondo dell’Olimpiade. Un appello alla tregua olimpica che si inserisce in un orizzonte più ampio, rilanciato nei giorni scorsi da Papa Leone con la lettera La vita in abbondanza e dal Presidente Mattarella. Perché lo sport, ancora una volta in questi tempi difficili, prova a parlare al mondo con il linguaggio universale della speranza.
Articolo della Stampa.
Un boato quando appare. E come appare? Nessun effetto speciale per il presidente Mattarella. Nessun elicottero, non la scorta di James Bond come fece la regina Elisabetta. Ma un tram, un vecchio tram arancione di quelli che, qui a Milano, piacevano tanto a Enzo Jannacci e Beppe Viola.
Un tram che porta le persone al lavoro, senza alzare nemmeno un filo di fumo sulla città. Quel geniale tram che mette tutti vicini, occhi negli occhi, sullo stesso piano, andata e ritorno: il tram senza business class. Questo è il 26. È un tram pieno di bambini, cioè di futuro. Un tram che racconta l’integrazione. Perché porta anche i figli dei genitori arrivati da altri Paesi, ma tutti i bambini sono insieme adesso, e sono al riparo accanto al Presidente della Repubblica italiana. Possono giocare, possono sorridere: stanno viaggiando.
Sul tram salgono i portabandiera, ci si pigia stretti. Certo, al banco di manovra c’è un autista speciale: Valentino Rossi. Tranviere in cravatta. Ma è un altro doppio simbolo: si può andare forte e si può andare piano, e si può essere campioni partendo da Tavullia, provincia italiana, paese e mondo, orgoglio e normalità. È un presidente umano al tempo della disumanizzazione totale. Dove Donald Trump può ritrarre Barak Obama in forma di scimmia. Dove si muore ogni giorno per le guerre e per le carestie usate come arma di sfinimento. È un presidente in tram. Prossima fermata San Siro. Ecco: sta arrivando Mattarella. Un altro boato.
Per la prima volta ci sono i Corazzieri a ricevere la bandiera italiana, cioè il Quirinale, cioè la Repubblica Italiana, cioè la Costituzione. L’inno di Mameli è cantato da Laura Pausini in versione pop senza quel «sì» finale, così come proprio il presidente Sergio Mattarella ha voluto. Perché non si va alla guerra, non si dovrebbe andarci.
Il presidente è un uomo che prende il tram, come tutti prendono il tram. Come quando il 20 marzo del 2020, in piena pandemia, in pieno terrore, nel fuori onda di un video in cui si rivolgeva a tutti gli italiani per rassicurarli, a proposito di un ciuffetto di capelli fuori posto, disse al suo portavoce: «Eh, Giovanni, non vado dal barbiere neanche io». Il presidente spettinato quando tutti gli italiani erano spettinati. Il presidente dottore, pochi giorni fa, in camice e mascherina, per stare vicino ai ragazzi in ospedale al Niguarda dopo la tragedia di Crans Montana. Il corpo del presidente sempre, come argine allo sprofondo.
Visto da qui il 2006, anno dei Giochi invernali di Torino, sembra quasi preistoria. Erano gli ultimi anni prima della crisi economica, quella che non si è mai interrotta. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, allora, fece un discorso incentrato sul valore dello sport: «Lo sport ha in sé una grande responsabilità verso la società del nostro tempo, soprattutto verso i giovani; essi guardano agli atleti con ammirazione: le loro prestazioni appassionano, spingono all’impegno. Uno sport fondato su questi valori merita il sostegno da parte delle Istituzioni, perché migliora la nostra società».
Sono passati vent’anni. Queste sono le Olimpiadi in tempo di guerra. Le Olimpiadi dopo Kiev. Le Olimpiadi dopo Gaza. Le Olimpiadi che simboleggiano l’apertura al mondo, mentre è in corso il ritorno dei nazionalismi. La chiusura. Il muro. L’Ice: polizia federale americana che spara e ammazza a Minneapolis, in quanto responsabile del controllo delle dogane e dell’immigrazione. Difficile sentire la festa allo stadio Meazza, date le premesse.
Ma prima di recarsi alla cerimonia di apertura dei Giochi di Milano Cortina, il presidente Mattarella aveva ricevuto la visita dei ragazzi di «PizzAut», la prima pizzeria gestita da persone nello spettro autistico. Nico Acampora, il fondatore, ha raccontato l’incontro avvenuto a Monza: «Abbiamo appena finito il turno al ristorante e con i ragazzi, poco prima dell’evento inaugurale delle Olimpiadi, andiamo a salutare Mattarella, che Letizia chiama nonno Sergio, il nonno di tutti. Vado con Letizia, Lorenzo Balu e Nicolò e l’incontro è straordinario. Mattarella abbraccia tutti i ragazzi: uno per uno. Gli porto in dono le Chiacchiere di PizzAut ed il Presidente della Repubblica scherza con me, felice che il Progetto “Le nostre non sono solo Chiacchiere” vada a sostenere l’autonomia abitativa dei ragazzi autistici. L’emozione si tocca con mano, anche quando Letizia regala a Mattarella il Playmobil a lei dedicato. “Questa sono io”, scandisce perfettamente Letizia che di solito invece fa fatica a parlare».
Il presidente Mattarella, preceduto dal terzo boato, il più grande - «Sergio! Sergio!» - allo stadio dirà soltanto: «Dichiaro aperti i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026». Ma era già sceso da quel tram numero 26, appunto, un tram multietnico e simbolo di italianità. Era già sceso come un cittadino.
