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  • Carlo Borghetti

Per le case di comunità è urgente fare di più

Articolo di Carlo Borghetti pubblicato da Le Città del Nord.

Il PNRR prevede che le Regioni realizzino con i fondi europei le Case di Comunità come il luogo pubblico dove i cittadini devono poter trovare sul territorio tutti i servizi socio-sanitari necessari alla loro salute e che non devono essere erogati dall’ospedale, che è invece il luogo dedicato alle prestazioni urgenti o più complicate e acute.

Il servizio sanitario pubblico arranca purtroppo sempre più, le liste d’attesa sono lunghissime, i medici di famiglia mancano e sempre più spesso i cittadini sono costretti a rivolgersi alla sanità privata a pagamento, per chi se lo può permettere: in un momento così per Regione Lombardia realizzare le Case di Comunità diventa un obiettivo strategico per rilanciare il servizio sanitario e tornare a dare servizi efficaci ed efficienti.
Le nuove strutture devono servire anche a ridurre l’intasamento dei Pronto Soccorsi (80% di accessi impropri), e infatti sono previsti servizi h12 e h24, da tenere aperti anche 7 giorni su 7. Tra i servizi previsti ci sono cure primarie con équipe multiprofessionali, assistenza domiciliare, medicina specialistica (in particolare per cronici come diabetici o cardiopatici), servizi infermieristici, esami diagnostici di base, punti prelievi e per vaccinazioni, integrazione con i servizi sociali, le associazioni, il Terzo Settore. Dunque, a che punto siamo in Lombardia con la realizzazione delle Case di Comunità? Parlano i numeri, forniti dalla Regione di recente in risposta a un’interrogazione del gruppo PD.
All’inizio del PNRR, nel 2021, in Lombardia erano previste 216 Case di Comunità: ora, dopo i tagli operati dal Governo Meloni e dalla Regione, ne sono previste 187. Il PNRR scade tra 15 mesi nel giugno 2026 (dopo quella data i fondi europei non saranno più disponibili) e al gennaio 2025 delle 187 Case previste la Regione ne ha “aperte” 130 (il 60% di quelle inizialmente previste), di cui solo il 16% ha un infermiere presente h12, solo il 28% ha un medico presente h24, solo il 29% ha un’apertura di 7 giorni su 7.
Complessivamente solo 7 Case su 130 rispettano tutti i requisiti previsti dal Ministero (DM77/2022). Sulle 57 strutture ancora da costruire o da aprire entro 15 mesi incombono pesanti incertezze (in alcuni casi non è ancora completata la progettazione). È evidente che il sistema soffre di risorse insufficienti e di una carenza importante di personale, soprattutto infermieristico, ma è altrettanto evidente che nel 2021 ci saremmo aspettati per il 2025 una percentuale di realizzazione degli obiettivi molto molto superiore a quanto ad oggi fatto, specie in una Regione che ritiene d’essere eccellente (ma i numeri lo smentiscono).
La sfida deve essere perseguita con maggiore determinazione, si deve puntare molto di più sulla sanità territoriale riorganizzando il personale e le risorse già esistenti: solo in questo modo si può sperare di poter offrire tra un anno un sistema regionale di Case di Comunità all’altezza di bisogni di salute dei lombardi, pena una ulteriore crescita delle disuguaglianze.

 

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