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  • Carlo Borghetti

L'Italia che si prende cura

Articolo di Carlo Borghetti sul convegno "L'Italia che si prende cura".

Una conferenza nazionale sulla sanità, welfare e terzo settore per dire che la salute è un diritto fondamentale che va difeso e coltivato, cambiando la deriva della destra che porta alla privatizzazione e l’abbandono dei cittadini a loro stessi.

“L’Italia che si prende cura” è l’iniziativa del Partito Democratico organizzata in Regione Lombardia insieme alla segretaria Elly Schlein, con la partecipazione di personalità del mondo scientifico come Nino Cartabellotta, Andrea Crisanti, Franco Locatelli e Massimo Recalcati, e del mondo politico come Beppe Sala, Michele De Pascale, Antonio Decaro, Rosy Bindi, Marina Sereni, Marco Furfaro, Marta Bonafoni insieme a professionisti, amministratori, sindacalisti del settore sanitario. Fanno gli onori di casa Pierfrancesco Majorino, Silvia Roggiani, Alessandro Capelli e Carlo Borghetti, insieme alle consigliere e i consiglieri regionali del Partito democratico. Più di cento interventi su temi chiave per lo sviluppo della sanità lombarda e nazionale.
“È molto significativo - dichiara Pierfrancesco Majorino - che proprio qui in Regione Lombardia, che da anni è il laboratorio della destra per lo stravolgimento della sanità e per l’annichilimento del diritto costituzionale alla salute, si tenga la conferenza nazionale del Partito Democratico su questi temi. Qui dove si è teorizzata l’equivalenza tra la sanità privata e quella pubblica, la loro competizione nel grande mercato della salute, noi ribadiamo la necessità di cambiare rotta. Lo facciamo nell’interesse delle cittadine e dei cittadini, della loro salute, ma anche di medici, infermieri, personale sociosanitario, il cui straordinario lavoro è messo in continua difficoltà da una gestione che non funziona. Che le cose non vadano lo dicono i lombardi, attraverso il sondaggio di Youtrend: non sono soddisfatti della sanità lombarda, pensano che sia peggiorata negli ultimi vent’anni e che vadano investite molte più risorse, soprattutto per assumere più medici e infermieri e tagliare i tempi di attesa. E i cittadini non sbagliano, perché lo dicono anche i dati raccolti dalla fondazione Gimbe che la sanità lombarda perde terreno e scende nelle graduatorie nazionali, soprattutto per il deficit della medicina territoriale, e che per la prima volta sono molti i lombardi che scelgono di farsi curare fuori regione, nonostante la presenza consolidata di ospedali di indubbia eccellenza di cui possiamo vantarci. Ma è l’organizzazione che non tiene, a partire dalla carenza di personale medico e infermieristico, più accentuata rispetto alla media nazionale, come quella dei medici di famiglia. Per non parlare dell’infrastruttura informatica, dal mitologico centro unico di prenotazione, che aspettiamo da almeno dieci anni e non vedremo sicuramente entro i prossimi due, ai costanti disservizi a cui sono sottoposti medici, infermieri e pazienti. Bisogna cambiare, prendere atto dei problemi e cambiare e smetterla di pensare solo a garantire gli interessi dei grandi gruppi della sanità privata”.
«La Lombardia è oggi l’emblema di una contraddizione evidente” spiega Silvia Roggiani, segretaria regionale dem, “da un lato, una sanità di eccellenza, con ospedali ai vertici delle classifiche e professionisti tra i migliori al mondo; dall’altro, due milioni di cittadini che hanno rinunciato a curarsi e 190 mila persone costrette a chiedere un prestito per accedere alle cure. Quasi l’80% dei lombardi si è rivolto almeno una volta al privato, con una spesa media di 365 euro: un costo che pesa su stipendi e pensioni e che segnala una distanza crescente tra l’eccellenza proclamata e la vita quotidiana delle persone. Per questo, accanto all’“Italia che si prende cura”, vogliamo affermare una politica che si prende cura: capace di valorizzare ciò che funziona, ma anche di intervenire dove l’accesso alla sanità pubblica diventa un’angoscia. La sanità pubblica resta un fiore all’occhiello, ma oggi viene progressivamente indebolita, in Lombardia come a livello nazionale. Da qui ripartiamo: da incontri come questo, dalle firme raccolte per la nostra legge di iniziativa popolare e dalle proposte avanzate in Parlamento, con la convinzione che una Lombardia diversa sia possibile e che prendersi cura delle persone, attraverso la politica, possa tornare a essere la cifra del nostro impegno».
“La sanità è uguale per tutti è scritto nella Costituzione, andrebbe scritto all’ingresso di ospedali e luoghi di assistenza e cura”. La suggestione è di Carlo Borghetti, capodelegazione Pd in commissione sanità del Consiglio regionale lombardo. “Noi ci battiamo per questo, perché siamo in un tempo in cui sta diventando sempre meno uguale per tutti. E c’è un paradosso di cui parliamo poco: la Lombardia è una delle Regioni più ricche d’Europa, eppure sempre più persone anche qui rinunciano a curarsi perché non possono accedere a cure e prestazioni a pagamento in assenza della garanzia di cure tempestive da parte del servizio pubblico. E succede qui, come succede in troppe parti del Paese, ad un ritmo crescente. Stiamo perdendo quel servizio sanitario nazionale universalistico concepito dalla Costituzione. La Lombardia è raccontata da chi la governa come un “modello” sanitario, un’eccellenza. Ma un sistema può dirsi eccellente se funziona molto meglio per chi riesce ad aggirarlo pagando? Abbiamo ospedali eccellenti, certo, e ci piace sottolineare ospedali pubblici eccellenti, con professionisti di altissimo livello. Ma gli ospedali sono un pezzo del servizio sanitario, l’altro pezzo fondamentale è la sanità territoriale, di prossimità, e su questo la Lombardia è scivolata a metà classifica. La Lombardia ha risorse, competenze, professionalità. Per diventare però davvero un modello deve scegliere: il paziente non è un cliente, non è un consumatore, è una persona. L’eccellenza non è dipendere dalla carta di credito, è non lasciare indietro nessuno. Per questo, per ricordarlo ogni giorno innanzitutto a chi governa, appenderei un cartello all’ingresso di ogni ospedale e di ogni luogo di assistenza e cura con su scritto “La Sanità è uguale per tutti”.”

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