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I "maranza", le periferie e la devianza

Articolo di Avvenire.

L’omicidio di La Spezia ha nuovamente sbattuto in prima pagina i cosiddetti maranza, additati come pericolo sociale. Il termine, gergale, giovanile e settentrionale, è entrato prima nelle cronache, poi nel discorso corrente, infine tra i neologismi del libro dell’anno Treccani.

Benché abbia origini incerte e presenti varie sfumature, nel dibattito pubblico ha assunto una connotazione negativa e ansiogena: identifica i giovani di periferia, di origine nordafricana, coinvolti in risse, rapine, aggressioni. La percezione d’insicurezza del nostro tempo li ha eletti a simbolo della pericolosità delle nostre città, e insieme del presunto fardello rappresentato dall’immigrazione. Benché l’ultimo fattaccio sia accaduto a La Spezia, è soprattutto su Milano che si concentrano gli sguardi e le paure.
La lettura del fenomeno parte dalle dinamiche strutturali. Milano è la città più ricca e dinamica d’Italia, ma anche la più disuguale. Le distanze tra i quartieri più ricchi e i quartieri più poveri sono le più profonde del paese. Per di più Milano ha attratto i milionari partiti da Londra, diventando la seconda città dell’UE (e 22ma al mondo) per numero di straricchi dopo Parigi: 2.000 persone con redditi superiori ai 100 milioni di euro. Un milanese su dodici è milionario, un dato più alto di quelli di Londra e Parigi. Ma il lavoro ricco (e anche quello medio) ha bisogno del lavoro povero per garantirsi una qualità della vita e servizi adeguati alle sue aspettative ed esigenze: richiede colf e lavapiatti, muratori e rider, addetti alle pulizie e panettieri. La città ospita quindi anche 300.000 immigrati. In Lombardia su 1,2 milioni circa la metà (580.000) sono regolarmente occupati. Sovraffollamento e scarsa qualità abitativa sono invece purtroppo la cifra del loro inserimento urbano.
Con il tempo questi lavoratori (e lavoratrici, oltre il 40% sono donne) hanno ricongiunto le famiglie e allevato dei figli. La maggior parte studiano, tra varie difficoltà, e ottengono risultati sempre più incoraggianti. Una parte tuttavia resta indietro, soprattutto tra i maschi nati all’estero e poi ricongiunti. Nel 2022, ultimo dato disponibile, gli Elet (Early leavers from education and training), ossia i giovani che non erano andati oltre la scuola media, erano il 28,7% dei 18-24enni stranieri, cioè il triplo degli autoctoni (9,7%). In Lombardia e in Liguria esiste un sistema di formazione professionale regionale che offre loro una seconda opportunità, ma non sempre riesce a trattenerli e instradarli verso un’occupazione dignitosa. Sradicamento, fallimento scolastico, concentrazione in case fatiscenti e periferie degradate non impediscono tuttavia di aspirare a uno stile di vita scintillante e dispendioso, lontano dai sacrifici accettati dai genitori. I maranza non sono culturalmente poco integrati, il problema è che non hanno i mezzi per procurarsi quei beni vistosi, simboli di successo, a cui aspirano. Di qui nascono forme di devianza predatoria, a cui si abbinano a volte reati che nascono da logiche di gruppo e istinti di sopraffazione, o da gelosia e volontà di possesso, come a La Spezia.
Nonostante tutto questo, l’allarme sicurezza a Milano non sembra confermato dai dati. Secondo i numeri comunicati dalla Prefettura nei mesi scorsi, nella città di Milano il totale dei reati ha registrato una riduzione, passando dai 144.864 illeciti del 2023 ai 134.178 accertati nel 2024. Specificamente i reati di strada, come rapine, scippi e furti sono diminuiti del 10%. I furti in abitazione e ‘con destrezza’ hanno subito rispettivamente un decremento pari al 19,57% e al 17,48%.
È giusto desiderare che i numeri scendano ancora, avvicinandosi allo zero. Ed è giusto contrastare la violenza, nelle strade, nelle case e nelle aule scolastiche. Ma il problema non si risolverà con la mera repressione del crimine, e nemmeno con un’impossibile (e deleteria) “remigrazione”. Servono interventi su almeno tre piani: politiche dell’edilizia sociale e per il risanamento delle periferie; misure per il sostegno del successo educativo e la prevenzione del disagio minorile; interventi a favore dell’aggregazione, dello sport e del tempo libero. Più giovani saranno socialmente integrati e messi in condizione di aspirare a un futuro migliore, più sicure diventeranno le nostre città.

 

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