Equilibrio tra i poteri è un’eredità preziosa, ora serve un dialogo costruttivo
Articolo di Repubblica.
Il cardinale Matteo Zuppi commenta l’esito del referendum sulla magistratura rilevando l’importanza della partecipazione e la necessità di affrontare il tema della giustizia con un “dialogo responsabile e costruttivo”, consapevoli che l’equilibrio tra i poteri dello Stato è una “preziosa eredità”.
Aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente alle 16.15 il porporato non ha commentato apertamente la vittoria del “no” sia per la sede istituzionale che per l’orario ma il suo giudizio traspare dalle parole di ordine generale che ha dedicato alla consultazione popolare. “Mentre stanno arrivando i risultati del referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia”, sul quale “avremo modo di elaborare una riflessione più attenta”, ha precisato il presidente della Conferenza episcopale italiana non ha commentato, “vorrei rilevare tre aspetti. Innanzitutto”, ha detto l’arcivescovo di Bologna, “l’attenzione rivolta a questo appuntamento nonostante le pericolose polarizzazioni che non hanno aiutato a comprendere la materia di fondo e quella opinabile. In secondo luogo, la partecipazione: questa sta al cuore della nostra Costituzione e, pur tra le differenze, permette a tutti e a ciascuno di esprimersi al meglio. Il dibattito che ha preceduto il referendum e i dati di affluenza confermano l’importanza di ragionare sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre per molte difficoltà. Tenendo sempre conto l’equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità”, ha rimarcato Zuppi, “e che tutti devono preservare, ci auguriamo – ed è il terzo punto – che sia scelta la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca dell’indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene”.
A fine gennaio, Zuppi era intervenuto in una analoga circostanza sul referendum sottolineando che era “un dovere preservare” quella preziosa eredità, e che “autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto”. Se in passato la Cei si era schierata ufficialmente contro l’autonomia differenziata, e lo stesso Zuppi aveva accennato a qualche dubbio sulla riforma del premierato, sulla terza riforma costituzionale della maggioranza di governo, quella sulla separazione delle carriere dei magistrati appunto, il presidente della Cei di più non aveva detto, invitando esplicitamente, questo sì, a partecipare al voto. La Conferenza episcopale italiana era intervenuta successivamente per puntualizzare ufficialmente che il cardinale non si era schierato per il “no” e si era limitato ad incoraggiare la partecipazione elettorale.
Nella prolusione al “parlamentino” dei vescovi italiani, oggi, Zuppi ha affrontato molti temi, dalla guerra in Medio Oriente agli appelli di papa Leone per la pace, dall’ostensione dei resti mortali di san Francesco alle indicazioni del sinodo italiano. “Ci rendiamo conto che il clima polarizzato e protagonistico della società può spingere a sottovalutare il valore dell’unità, che impregna tutta la sua vita e che costituisce un saldo approdo per i credenti, per gli uomini e le donne di buona volontà”, ha detto tra l’altro il presidente della Cei. “La Chiesa, nella società, si presenta sola e libera, amica, pronta a collaborare al bene comune”, ha puntualizzato. “Ma non fa blocco con nessuna forza politica o sociale”.
