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  • Don Luigi Ciotti

Attenzione a non depenalizzare le coscienze

Intervista della Stampa a Don Luigi Ciotti.

Il fondatore di Libera: “In carcere finiscono i minorenni dei quartieri disagiati, non i colletti bianchi dei clan”.

Intervista a Don Ciotti.

Intervento di Don Ciotti a Torino:

Mafie: sono in continua trasformazione - "Oggi è la giornata della memoria e dell'impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa, non dimentichiamo che l'80% di loro non conosce la verità. Siamo tornati qui per camminare insieme, per vivere una memoria viva, quella che vuole scuotere un po' di più le coscienze delle persone". Così don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, a Torino per il corteo in occasione della 31esima Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che quest'anno si svolge nel capoluogo piemontese. "Le mafie ci sono e sono in continua trasformazione - ha sottolineato don Ciotti - e dobbiamo esserci ancora di più noi. Essere qui vuol dire tutto questo". Don Ciotti ha ricordato che "pochi giorni fa qui a Torino le conferenze episcopali di tutta Europa si sono ritrovate per ragionare sulla presenza criminale mafiosa in Europa. Nel 1920 don Sturzo disse che la mafia ha i piedi in Sicilia, la testa forse a Roma ma che sarebbe risalita sempre più forte verso nord fino ad andare oltre le Alpi. È responsabilità nostra prendere coscienza di questo, ci vuole uno scatto da parte di tutti". Il corteo è partito da piazza Solferino per arrivare a piazza Vittorio, per la lettura dei 1.117 nomi delle vittime innocenti delle mafie. Nel pomeriggio si svolgeranno i seminari di approfondimento per gruppi e scuole. La Giornata promossa da Libera dal 2017 è stata riconosciuta dallo Stato e vede una grande partecipazione di giovani, associazioni, gruppi, rappresentanti delle istituzioni, del sindacato, del mondo della scuola, della cultura, dello sport.

Bisogna essere cittadini non a intermittenza - "Bisogna essere cittadini non a intermittenza secondo i momenti delle emozioni, ma cittadini più responsabili". Così don Luigi Ciotti ai cronisti in piazza Vittorio Veneto a Torino, a margine della manifestazione per la Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
"Noi chiediamo alla politica - ha aggiunto - che faccia la propria parte, lo chiediamo alle istituzioni, ma anche noi come cittadini, associazioni, movimenti dobbiamo assumerci la nostra parte di responsabilità. Una delle malattie più terribili resta la delega. Ma resta anche una sorta di rassegnazione il pensare che in realtà le cose non cambieranno mai. Invece dobbiamo unire di più le nostre forze perché diventino una forza".
"Siamo partiti - ha detto don Ciotti in riferimento al corteo di stamane - da piazza Solferino perché nel '75 su quella piazza fu fatto lo sciopero della fame 'Morire di fame ma non di droga'. Una vecchia tenda militare per chiedere una legge, quella che ha creato poi i Sert, i servizi per le tossicodipendenze. Allora non c'era Libera, c'era il Gruppo Abele. E su quella piazza, quei primi genitori che avevano visto perdere i loro figli morti di overdose, si è lottato per chiedere al Parlamento quella legge. Allora noi dobbiamo continuare come cittadini a fare la nostra parte. Collaborare con le istituzioni se fanno bene, essere una spina al fianco se non fanno in modo propositivo le cose che devono fare".

L'omertà uccide verità, speranza e giustizia - "I protagonisti sono i familiari delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa. L'80% di loro non conosce la verità. E ancora ieri questo grido che si è alzato del diritto a sapere, a sapere, perché l'omertà uccide la verità ma anche la speranza e la giustizia. Il diritto alla verità è importante e fondamentale e per fare questo è necessario scuotere un pochettino di più ognuno per la propria parte, perché la memoria non può andare in prescrizione". Così don Luigi Ciotti ai cronisti in piazza Vittorio Veneto a Torino, a margine della manifestazione per la Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
"L80% - ha aggiunto - è un numero impressionante in Italia, culla della civiltà che non conosce la verità. E poi soprattutto Libera del lavoro l'ha fatto nelle scuole, l'ha fatto nel territorio, nelle associazioni. Abbiamo varcato i confini perché Libera è molto presente in tutta Europa oggi. Libera è presente in America Latina, Libera è presente in 22 Stati dell'Africa. Perché si è contaminato e qui ci sono anche delle delegazioni di persone, anche di familiari che arrivano da altri paesi del mondo. L'esperienza italiana quindi ha contagiato, ha contagiato positivamente. Se pensate che il 13 febbraio qui a Torino, da tutte le parti d'Europa, c'è stato un incontro di tutti i rappresentanti di tutte le conferenze episcopali, la Chiesa cattolica in questo caso, sul tema della criminalità e delle mafie. Anni fa non l'avremmo mai pensato. Ora bisogna però scuotere la gente, le persone. Ci sono dei momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo morale e una responsabilità civile. Noi di fronte la violenza, l'illegalità, la corruzione, le mafie non dobbiamo tacere. È una responsabilità educativa, culturale e di richiesta di politiche sociali. Grazie al lavoro di magistrati e di forze di polizia: molti li ricordiamo anche tra le persone uccise dalla mafia perché facevano bene fino in fondo la loro parte".

Sul consenso la politica non tiene il passo - "La politica arranca e non tiene il passo: sul consenso pensavamo ci fosse un accordo" ma "invece che andare avanti si fanno passi indietro. Questo per noi è inaccettabile". Così don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, dal palco allestito a Torino in occasione della Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti di mafia.

Preoccupazione per la crescita del settore militare in Piemonte - Pur rispettando i lavoratori del settore, "per noi è motivo di preoccupazione sapere che in Piemonte si festeggia la crescita della spesa militare". Così don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, dal palco allestito a Torino in occasione della Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti di mafia. Don Ciotti, dopo avere ricordato Torino come la "città dei santi sociali", ha auspicato che ci si "ammali di pace".

L’intelligenza artificiale è diventata criminale - "L'intelligenza artificiale è veramente diventata intelligenza criminale. Le mafie la usano per velocizzare i loro affari, per nascondere i proventi, per reclutare complici, per colpire le nostre democrazie con attacchi ibridi e la cosa più spaventosa è che la tecnologia viene usata anche in guerra". Così ha detto Don Luigi Ciotti dal palco in piazza Vittorio a Torino per la XXXI Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.
L'IA - ha continuato - "viene usata anche in guerra per delegare alle macchine la decisione di uccidere come fosse un videogioco, un algoritmo decide chi vive e chi muore. Una macchina sceglie se sa andare e un bambino o lasciarlo senza più vita sotto le macerie. Ma come è possibile? Ma com'è possibile? È proprio quei bambini vittime innocenti per natura. Tormentano le nostre coscienze. Quei bambini tormentano le nostre coscienze quelle distese di piccoli lenzuoli bianchi per coprirono corpi abbiamo visti di queste immagini. Solo il segnale estremo che anche l'ultimo confine della barbarie è stato violato e il mondo tace. Il mondo tace".

Migranti: in migliaia annegano nell'indifferenza - "La speranza sta morendo anche nel Mediterraneo, che oggi e' diventato un cimitero. Migliaia di persone annegano nell'indifferenza dei governi, dell'Europa di molti di noi". Lo ha detto il presidente di Libera don Luigi Ciotti, a conclusione del corteo di Torino organizzato per celebrare la Giornata nazionale in memoria delle vittime innocenti delle mafie. "A fine gennaio, durante il ciclone Harry - ha aggiunto don Ciotti - si stima siano scomparse almeno un migliaio di persone al largo delle nostre coste: una tragedia enorme coperta da un silenzio assordante".

Sì alla rivoluzione gentile - "Sono sovversivo, di me i potenti non si fidano". Così ha detto Don Luigi Ciotti parlando a Torino dal palco della XXXI Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Il fondatore di Libera ha poi continuato: "Costituzione resti non solo scritta sulla carta, ma resti nella nostra carne". Ed ha poi sottolineato: "Sì alla rivoluzione gentile".
"La politica arranca e non tiene i passo: sul consenso pensavamo ci fosse un accordo" ma "invece che andare avanti si fanno passi indietro. Questo per noi è inaccettabile", ha detto ancora Don Luigi Ciotti.

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