Skip to main content
  • Repubblica

E' fondamentale educare ai sentimenti

Articolo di Repubblica.

"Ho reso la mia vicenda una storia che riguarda tutte noi, con la consapevolezza che la vergogna doveva e deve cambiare campo", "le violenze sessuali non sono mai casi isolati. La sottomissione chimica che ho subito appartiene a tutta la società" lo afferma, in una intervista a La Repubblica Gisèle Pelicot - che drogata dal marito è stata vittima di decine di violenze sessuali in stato di incoscienza - insieme a Gino Cecchettin, padre della 22enne uccisa nel 2023 dall'ex fidanzato - si è incontrata per la prima volta al Festivaletteratura di Mantova per un confronto sul dolore e sull'impegno civile dopo le rispettive tragedie familiari, spiegando come l'obiettivo sia stato trasformare una vicenda privata in un caso collettivo.

Da parte sua Gino Cecchettin ricorda che "grazie alle parole di mia figlia Elena, ho capito che si trattava di un problema sociale che travalicava il nostro caso" e che "la risposta non può essere la repressione ma l'educazione al rispetto e all'affettività. Per questo ho creato una Fondazione", mentre sul fronte del cambio di mentalità Pelicot sottolinea che "le leggi servono a poco se non cambia la mentalità" e che "bisogna partire dall'infanzia, educare bambini e bambine al rispetto. Le donne purtroppo sono ancora considerate oggetti", mentre Cecchettin evidenzia che "il cambiamento serve alle donne ma anche agli uomini, spesso confinati dentro modelli maschili performativi, incapaci di comunicare le loro emozioni, di accettare la loro vulnerabilità. L'idea è combattere il machismo, non gli uomini in generale", aggiungendo inoltre sul tema cruciale dell'educazione che bisognerebbe "coinvolgere più genitori possibili a frequentare corsi sulla genitorialità" e che "negli Stati in cui l'educazione sessuo-affettiva è più praticata, come in Spagna, i femminicidi stanno iniziando a diminuire". Pelicot sottolinea inoltre che "i miei aggressori hanno subito abusi nell'infanzia. Abusi che hanno ripetuto, in una specie di domino" e quindi sostiene che "la soluzione però non può essere solo la prigione. Se uomini del genere non vengono rieducati, quando escono dal carcere tornano a essere le bestie selvagge che erano prima", "la decisione che il processo avvenisse a porte aperte è stata fondamentale, mi ha cambiato l'esistenza. Mi ha permesso di chiudere una pagina e riaprirmi alla possibilità dell'amore. Non volevo restare una vittima ma concedermi quel diritto alla felicità di cui tutti abbiamo bisogno". Cecchettin spiega che "il dolore non passa. Ancora oggi colpisce duro. Ho imparato però a dividere il dolore dalla sofferenza" e rivolgendosi direttamente all'assassino di sua figlia, Filippo Turetta, conclude: "A Filippo direi: racconta finalmente chi sei, la tua vulnerabilità, le emozioni che ti hanno portato a fare quello che hai fatto. Parlane, pubblicamente. Daresti un contributo alla società. La sua voce sarebbe importante per chi come lui non riesce a sopportare il distacco e vive l'amore come possesso".

Condividi questo contenuto su :
Pin It

Iscriviti alla nostra Newsletter

Per ricevere la mail di aggiornamento attività .
Accetto la Privacy policy